Le sfumature del Franciacorta Rosé si preparano a diventare sempre più riconoscibili grazie alle recenti innovazioni volute dal Consorzio
Quando passeggiamo con esitazione lungo le corsie del supermercato, o studiamo scrupolosamente gli scaffali di un’enoteca in cerca del vino perfetto per un’occasione importante, il primo fattore discriminante è il colore. I più illuminati avranno forse superato gli stereotipi “bianco-pesce” e “rosso-carne” ma, a prescindere dal pasto che la bevanda andrà ad accompagnare, il suo colore sarà inevitabilmente e inconsapevolmente determinante ai fini dell’acquisto, soprattutto quando si parla di rosé. Questa proprietà spesso banalizzata costituisce l’ago della bilancia in presenza di più opzioni valide: se in passato l’interazione con il colore era contestuale al consumo, le bottiglie trasparenti di (relativamente) recente introduzione hanno anticipato il contatto, rendendolo oggetto di interessanti ricerche di neuromarketing. E così alcune bottiglie vengono preferite ad altre solo in virtù delle emozioni che certe tonalità riescono a suscitare.
Il mondo dei rosati è quello indubbiamente più impattato per quel che concerne il legame tra colore e processo decisionale del cliente finale, e dunque non stupisce che sia proprio questo il settore in cui la colorimetria applicata all’enologia si è sviluppata maggiormente. Ma la classificazione cromatica di un prodotto con la finalità di creare un brand che si identifichi con una tonalità precisa e stabile non è l’unica applicazione. Analizzare l’evoluzione del colore durante i processi di vinificazione può essere di grande utilità anche in cantina, dal momento che ogni variazione corrisponde a reazioni di interesse enologico che in questo modo possono essere monitorate, a fini estetici e qualitativi, e senza processi lunghi o invasivi in termini di preparazione del campione.
La messa a punto di strategie efficaci – che si tratti di marketing o di controllo qualità – richiede strumenti rapidi, che permettano di confrontare nel tempo i dati colorimetrici e riconoscere la loro corrispondenza a eventuali valori target. Per questa ragione le tradizionali tecniche di spettrofotometria sono state recentemente declassate e sostituite dal metodo CIELab: nel 2006 l’Organizzazione Internazionale della Vigna e del Vino (OIV) lo ha adottato come nuovo riferimento per l’analisi del colore, e anche il disciplinare di produzione della prestigiosa Docg bresciana, dopo l’ultima revisione, lo indica come standard per la determinazione delle caratteristiche cromatiche del Franciacorta Rosé.
Il colore è una percezione sensoriale generata da uno stimolo luminoso che interagisce con l’occhio e viene elaborato dal cervello per generare una “sensazione”. Diversi sono i fattori che influenzano questa “sensazione”: il tipo di luce, l’occhio di chi osserva, da come il cervello trasforma l’impulso che riceve, la quantità di vino nel bicchiere ecc. L’obiettivo della Commissione Internazionale dell’Illuminazione (CIE) è quello di definire gli standard a livello mondiale per misurare e descrivere il colore in modo oggettivo e univoco per chiunque, simulando il più possibile l’esperienza umana. Al contrario del metodo “classico”, basato sulla semplice misura dell’assorbanza a 420 (giallo), 520 (rosso) e 620 nm (blu) per ottenere indici di intensità colorante I e Tonalità T, la colorimetria CIELab analizza tutto lo spettro visibile (da 380 a 780 nm) e ad oggi è considerato il sistema di misura del colore più vicino a come l’occhio umano lo percepisce. Nello specifico il modello CIElab, sistema basato sul tristimolo, permette di ottenere i cosiddetti parametri L*a*b, dove “L” (luminosità) rappresenta la chiarezza ovvero quanto un colore appare chiaro o scuro. La luminosità viene spesso rappresentata come un valore numerico, dove 0 indica il nero assoluto e 100 il bianco assoluto. Le coordinate cartesiane “a” e “b”, invece, indicano rispettivamente la dominanza del rosso sul verde e del giallo sul blu. Da queste grandezze vengono derivate anche la tonalità “h” e la saturazione (o purezza del colore) “C”, che consentono di classificare con estrema precisione e completezza le informazioni cromatiche del vino. Questa misurazione più dettagliata e precisa sarà di supporto ai tecnici del settore, alle divisioni di vendita e naturalmente all’area di marketing e comunicazione, abilitando una migliore valutazione delle sfumature e delle caratteristiche distintive delle diverse annate. E in un prossimo futuro potrebbe essere in grado di stabilire una correlazione tra tonalità e gusto, non solo a beneficio del Franciacorta Rosé – sempre più richiesto dal mercato nazionale e internazionale – ma di tutta l’industria vinicola.








