Piatti da collezione • L’Unione dei Ristoranti del Buon Ricordo festeggia le nozze di diamante

12 Aprile 2024

Vietri sul Mare ha ospitato i festeggiamenti dell’Associazione che da sessant’anni contribuisce a plasmare la reputazione della cucina regionale, in Italia e nel mondo

In cucina, il concetto di tradizione sfocia naturalmente nella nozione di autenticità. Ma ha davvero senso parlare di ricette “originali”? Ontologicamente parlando, no. Basti pensare agli ingredienti e alle tecnologie che nei secoli hanno supportato l’evoluzione della cucina (italiana e non), o – molto più banalmente – alle molteplici interpretazioni del q.b. tramandato di generazione in generazione. Sebbene i tentativi di cristallizzare l’identità culinaria del nostro Paese siano sempre più numerosi, esistono realtà che si impegnano a valorizzare le espressioni locali della (recente) “tradizione” gastronomica italiana, senza volerne interrompere il naturale percorso evolutivo. Tra queste spicca l’Unione Ristoranti del Buon Ricordo, che contribuisce a plasmare la reputazione della cucina regionale avvalendosi del sostegno di partner prestigiosi che ne condividono ideali e obiettivi. In particolare, il Consorzio Franciacorta collabora attivamente con l’associazione da diversi anni, e ha partecipato alle sue nozze di diamante offrendo una ricca selezione di etichette abbinate alle specialità degustate nella cena di gala.

Sono trascorsi ormai sessant’anni dall’anno in cui il pubblicitario Dino Villani – già inventore della colomba pasquale, del concorso “5000 lire per un sorriso” (futuro Miss Italia), della Festa della Mamma e di San Valentino – concepisce un’altra geniale intuizione di marketing. Dopo la fondazione dell’Accademia italiana della cucina – volta a salvaguardare «la cultura della civiltà della tavola come espressione viva e attiva dell’intero Paese» – si rende necessaria una formula che incoraggi i ristoratori ad abbracciare con fierezza quella che oggi chiamiamo “cucina del territorio”, in cambio di una clientela quantitativamente e qualitativamente migliore. Ma la qualità del cibo e dell’accoglienza non sono incentivi sufficienti a far fruttare l’investimento nel breve termine: i consumatori – memori della vita di stenti recentemente superata – sono affascinati dai modelli internazionali che profumano di benessere, piuttosto che dai valori autentici della cucina italiana.

Di qui l’idea di offrire qualcosa di concreto ed esclusivo: ogni ristorante affiliato deve impegnarsi a proporre in menu una “specialità del Buon Ricordo”, ovvero una pietanza rappresentativa del territorio in cui opera. E chi la ordina, ha diritto a ricevere un piatto decorato a mano dai ceramisti di Vietri sul Mare: un omaggio pensato per immortalare il “buon ricordo” dell’esperienza gastronomica vissuta. Il successo dei dodici ristoranti fondatori dell’Unione è clamoroso, e con la presidenza di Piero Bolfo l’Associazione cresce su tutto il territorio nazionale, sconfinando anche all’estero, complice l’alleanza con il Touring Club Italiano.

L’Unione – che oggi conta centododici insegne, di cui undici all’estero – ha scelto di festeggiare il suo sessantesimo compleanno proprio a Vietri sul Mare, dove ha sede la Ceramica Solimene, che fin dal 1964 produce i piatti del Buon Ricordo. L’evento, tenutosi il 9 aprile, è cominciato con una degustazione di prodotti regionali offerti presso le postazioni allestite lungo Corso Umberto I. Al termine di questo giro d’Italia enogastronomico, gli ospiti si sono spostati sul lungomare per una cena di gala benefica: cento chef dell’Associazione hanno preparato quattro portate realizzate con ricette del Nord, del Centro e del Sud Italia, accompagnate da altrettante tipologie di Franciacorta, versatile ed emblematica espressione del territorio italiano.

Come da tradizione, i commensali hanno ricevuto un piatto dipinto dagli artigiani di Solimene: un’edizione speciale datata e numerata, distribuita esclusivamente in occasione dell’evento. Un piatto nato per ricordare la serata ma anche una missione: quella di promuovere e difendere la cultura enogastronomica italiana in quanto materia viva e dinamica, senza dimenticare che quel cibo che oggi celebriamo come connotato di italianità è il risultato di una costante e inevitabile evoluzione, che non merita di essere frenata ma guidata lungo un cammino coerente.

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